Autore: Michele Scozzarra

“IL POSTO VUOTO”: RACCONTO NATALIZIO DI UMBERTO DI STILO

L’inesorabilità del Natale diventa per Umberto di Stilo anche l’inesorabilità del tempo che passa. Ma è anche molto altro ancora, così come si percepisce nell’ultimo suo racconto natalizio “Il posto vuoto”: un libro agile e riflessivo che ha il merito di scavare in modo “drammaticamente umano e attuale”, mettendo in risalto la realtà di tanti immigrati che, ormai da anni, vivono nei nostri paesi.

LETTERE DI DON AGOSTINO GIOVINAZZO AI GALATRESI…

Oggi, dopo aver sentito tanti “commenti” sui quali eventualmente ritornerò a scrivere in seguito,  mi piace ricordare don Agostino riproponendo dal Calvario della sua malattia, le nobili parole rivolte alla nostra comunità,  Sindaco, a don Cosimo testimoniano una grande sensibilità e un grande attaccamento alla nostra comunità. Una riconoscenza particolare è stata dimostrata anche verso il Vescovo della Diocesi, Mons. Luciano Bux, che durante la settimana Santa è venuto personalmente a celebrare tutti i riti a Galatro, al suo posto.

PRECEDENTI “ANTICHI” DEL VOTO DI SCAMBIO… UN PROBLEMA CHE PARTE DA LONTANO

Ho scovato un breve opuscolo, che mi è stato segnalato tempo addietro, scritto probabilmente da Quinto Tullio Cicerone (fratello del celeberrimo Marco), che porta il titolo “Commentariolum petitionis”: un’espressione che potremmo felicemente tradurre, “piccolo vademecum per la campagna elettorale”. L’operetta fu scritta in occasione delle elezioni al consolato del 63 a.C., alle quali Marco Tullio si presentava come candidato, sfidando dei concorrenti potenti e agguerriti come Gaio Antonio Ibrida e Lucio Sergio Catilina. Marco era un homo novus, privo di illustri natali, e forte unicamente della propria virtus, dei meriti acquisiti sul campo nel corso della propria carriera forense: la battaglia politica, perciò, si preannunciava particolarmente aspra, tanto da indurre Quinto Tullio a sintetizzare (in una specie di lettera aperta indirizzata al fratello, e destinata a circolare tra tutti i suoi supporter) tutti i principali accorgimenti da tenere presenti durante la competizione, per conquistare quel favore degli elettori che avrebbe permesso all’ambizioso avvocato di raggiungere l’agognato successo.

IMPORTANZA DEL DIALETTO E VOCABOLARIO GALATRESE DI UMBERTO DI STILO

Perché negare che l’attenzione che hanno destato due miei post, pubblicati ieri sera su facebook, sull’importanza del dialetto e sul vocabolario del dialetto galatrese pubblicato dal prof. Umberto Di Stilo, mi ha fatto piacere. Qualche anno addietro, un giovane studente liceale mi ha chiesto di cercare ad aiutarlo in una ricerca sull’importanza del dialetto. Scopiazzando da più parti, forse proprio dall’introduzione al Vocabolario di Umberto Di Stilo, abbiamo cercato di dare un breve giudizio che riporto di seguito, insieme alla nota di cronaca del 26 maggio del 2010 sulla presentazione del Vocabolario presso la Sala Convegni delle Terme di Galatro.

UMBERTO DI STILO CHIARISCE I DUBBI LASCIATI APERTI DALLA MOSTRA ITINERANTE “IL VOLTO DELLA MADONNA”

Operando per “affinità” alcuni critici – tra cui Lucia Loiacono e, recentemente, Paola Coniglio – hanno ritenuto di dover attribuire la nostra “Madonna della Valle” allo scalpello di Giovambattista Mazzolo, che dalla natia Carrara, nei primi anni del 1500, si è trasferito a Messina (ed a Palermo) per continuare in Sicilia il suo apprendistato nella bottega di Antonello Gagini. L’attribuzione è giusta? Fino a quando, sulla base di valida documentazione non sarà dimostrato il contrario oppure un altro critico proverà che essa è azzardata, dobbiamo necessariamente accettarla. La statua è veramente del Mazzolo? L’interrogativo è d’obbligo. Da quanto ho letto e studiato ho acquisito la certezza che è stata realizzata nella bottega del Gagini nella quale, come già riferito, tra gli altri apprendisti e lavoranti c’era anche il giovane Mazzolo. E poiché l’impostazione stilistica della statua è gaginesca, è legittimo ritenere che il Mazzolo se ha lavorato su di essa, lo abbia fatto solo sotto l’occhio vigile del “Maestro”.

DUE DUBBI SULLA MOSTRA “IL VOLTO DELLA MADRE”… E DUE DOMANDE A UMBERTO DI STILO

Caro professore Umberto, proprio stasera, nella Chiesa della vicina Feroleto, ho avuto modo di vedere la mostra fotografica organizzata dall’Ufficio per i beni culturali della nostra Diocesi, dal titolo “Il Volto della Madre”. Non entro nel merito del “percorso” della Mostra: non avendo partecipato ai momenti di inaugurazione e presentazione, mi mancano (nonostante le belle immagini della presenza della Madonna nella nostra Diocesi) gli elementi di “giudizio” per capire come gli autori hanno voluto legare in un “unicum”, e rapportare ad unità, i vari volti con i quali la Madonna è presente nei paesi della nostra Diocesi.

UN CALABRESE SPIEGA AI MASSONI: “SIETE SCOMUNICATI!”

In questa stagione di desolante mediocrità e di incertezza sui destini della società e di molte chiese locali che operano forse senza rendersene conto in territori marginali e di grande povertà morale oltre che economica è toccato proprio a un calabrese esplosivo, il Vescovo di Noto, Mons. Antonio Staglianò, rendere finalmente onore alla Chiesa italiana ed al Collegio Episcopale con una lectio magistralis di elevato spessore storico, teologico ed ecclesiologico nel convegno promosso dal locale Grande Oriente d’Italia su“Chiesa e Massoneria…” celebrato qualche giorno fa a Siracusa.

DA RICCHI CHE ERAVAMO… STIAMO RITORNANDO POVERA GENTE!

Le difficoltà economiche di questo periodo (la “crisi”, tanto per usare una parola in questi giorni familiare) hanno allargato di parecchio la forbice tra ricchi e poveri: cresce il numero dei poveri, così come cresce anche “l’apprensione utilitaristica” per una vita che si spera ancora, che in un prossimo futuro, possa essere agiata e senza rischi.