RACCONTO DI NATALE: SULLA STRADA CHE PORTA A GALATRO

L’HO SCRITTO PER NATALE…  (4)

Eravamo già sotto Natgalatroale, il clima natalizio era già nell’aria da parecchi giorni e nelle strade era tutto un brulichio di luci, una corsa instancabile agli acquisti. Mi trovavo in una cittadina non molto distante dal mio paese, anch’io contagiato dalla corsa ai consumi,quando all’angolo della strada scorsi un vecchietto che mi osservava insistentemente e, timidamente, si avvicina e mi dice: “Voi non siete… vostro padre è… vostro fratello… Se non disturbo posso chiedervi un passaggio per ritornare a casa?”

Anche se non lo conoscevo bene, avevo l’impressione di averlo visto più volte: la sua figura mi incuriosiva ma, ancora di più, ero attratto dal suo volto, così pacato ma, nello stesso tempo, così vivace. La sua immagine mi si presentava davanti come la testimonianza di una vita accettata e vissuta solamente nel lavoro. Non ricordo come ci ritrovammo seduti in macchina: due sconosciuti ma, nello stesso tempo, così familiari al punto che iniziammo a chiacchierare, molto amichevolmente, anche se fra noi intercorreva lo spazio di molto più di una generazione.

Ben presto mi accorsi che quello che gli stava più a cuore non era solo lo scambio delle solite quattro chiacchiere, tanto utili quanto scontate, così per far passare il tempo, quanto il desiderio di parlare, di scaricare qualcosa che aveva dentro chissà da quanto tempo. Ad un tratto, sorridendo, mi disse: “Vedete giovanotto… ancora una volta è Natale, ma ancora una volta ci ritroviamo a festeggiare una ricorrenza che è stata svuotata di senso e consistenza. Fino a qualche anno addietro nelle famiglie ci si preparava al Natale tirando fuori dalla vecchia cassetta le statuette del presepe, per ripulirle, ritoccarle col colore, ripararne le ammaccature: adesso, in questo periodo, tra panettoni, liquori, regali e spese varie, l’unico vero assente è proprio quel Bambino che con il Natale si vuole ricordare! Anche di fronte al presepio, si ha come la sensazione che solo in noi anziani si rinnova un attimo di sincera nostalgia, legata, forse, al ricordo di facce e luoghi lontani: i genitori, il paese, le persone care che non ci sono più, l’incenso e le antiche messe di mezzanotte… L’immagine della grotta non riesce ad evocare, ormai, neppure il sussulto fragilissimo dei buoni propositi, dei buoni sentimenti: la stessa nascita di Gesù, in molti, sembra sempre di più una faccenda lontana, lontanissima, dalla vita di tutti… Alla fine sta diventando una festa che scivola via come le altre e da cui, ormai, nessuno attende più nulla… A Natale ormai ci si aspetta solo qualche inutile regalo in più, il vino buono con le bollicine… Sicuramente, la maggioranza dei nostri amici e parenti, non aspetta certamente il Buon Gesù”.

2013-12-05-19-25-41La semplicità delle parole, insieme ad una sproporzionata cordialità, ha avuto il potere di mettermi in una condizione di ascolto e, anche se volevo parlare, non sapevo da che parte cominciare, ero tremendamente a disagio. Il mio strano compagno di viaggio, d’altra parte, voleva, doveva continuare quel suo discorso, iniziato quasi in sordina ma, per lui, certamente molto importante, e mi continuò a dire: “Fino a qualche tempo fa, il Natale si manifestava naturalmente, attraverso particolari cibi, determinati giochi, semplici usanze… oggi non esiste neanche il ricordo di queste cose: tanti ragazzi non ne hanno mai neanche sentito parlare. Il Panettone, con tutto ciò che la pubblicità, in questo periodo ci trasmette, di fatto, sono estranei alla nostra cultura e, soprattutto, non c’entrano niente con il Natale. Sono in tanti quelli che si vergognano pure del presepe allestito in casa e cercano una scusa per minimizzare: “… ci sono i bambini… e poi ai vecchi piace…”, facendo capire, in questo strano scaricabarile, come se noi vecchi fossimo presi da una forma di arteriosclerosi o, comunque, attaccati a qualcosa di antiquariato… Che tristezza quell’aria di sufficienza e di imbarazzo che affiora in tanti nostri amici quando parlano del presepe e delle buone tradizioni legate al Natale”.

Sentivo tutto questo molto vero e, non posso nascondere che ero anche un pò impacciato, ma lui, sorridendo, continuò a parlare: “E’ da molti anni che, io che ho molti più anni di voi, non riesco più a capire tante cose: mi sembra di assistere ad una commedia, che sembra non vuole avviarsi alla fine. Sembriamo una gran massa di gente che, pur vivendo di ingiustizie ed inibizioni, trova conforto solo nei grandi discorsi. E siamo tanto intenti a dare lezioni che ci manca il tempo, e la voglia, di capire la gente che ci sta attorno ed i grandi problemi da cui è afflitta. L’invidia, la maldicenza, i pettegolezzi stroncano sul nascere ogni iniziativa: invettive, rimproveri, ingiurie rimbalzano da una parte all’altra e, quel che è peggio, non si fa nulla per cambiare. Per ognuno di noi questa è una constatazione amara, ma che deve pur essere fatta”.

Ad ascoltare queste parole sono rimasto così stupito, che non so se la barba che porto è riuscita a coprire quel senso di disagio e di sorpresa che, sicuramente, deve essere spuntato sul mio volto. Lui, d’altra parte, calmo calmo, e con un malizioso sorrisetto, continuò a parlare: “La politica poi, nel nostro ambiente, fa fare cattivo sangue a molte persone. Siamo arrivati al punto che l’importante non è dire, e servire, la verità, ma saper essere convincenti, avere una certa influenza sulle persone, o sperare di ottenerla. Sembra strano, ma mentre tutti dicono di sfuggire gli onori, i fatti ci dicono, invece, che li cercano e se li contendono in tutti i modi. Comunque, anche questo mondo così sbalestrato, convulso, impietoso è pure degno di essere amato, se Dio ha deciso di mandare suo Figlio sulla terra… non dimenticate che per questo è Natale!”.

69920A queste parole mi sono sentito molto piccolo, e non certo per l’età. Per fortuna che il mio strano compagno di viaggio non aspettava alcun mio commento e continuava a parlare: “L’uomo è pure ambizioso, ed un pò d’ambizione non guasta, se da questa non nasce la discordia e la maldicenza. Non basta solo fermarsi a criticare, ma c’è bisogno anche di consigliare ed aiutare. Forse questo sarebbe il modo più giusto per scambiarci gli auguri di Buon Natale”.

Il tempo trascorso con il mio sorprendente compagno di viaggio passò tanto in fretta che non mi accorsi nemmeno di essere arrivato a casa. Prima di scendere dalla macchina mi guardò in faccia, come per comunicarmi un messaggio a lui molto caro e mi disse: “Tenete bene a mente giovanotto, non è il giudizio degli uomini che ci svelerà quello che siamo: gli uomini ingannano e si lasciano ingannare, chiamano male il bene e bene il male. Ognuno vale in se stesso, quanto vale dinanzi a Dio, e non di più. E Dio, che con il Natale continua a rendersi compagnia visibile all’uomo, non si svela che agli umili”.

2013-10-29-10-32-59Con queste parole e, ringraziandomi per il passaggio, scese dalla macchina e si avviò verso casa sua. Lo osservavo allontanarsi piano piano… Lo vedevo costeggiare una strada vicino ad un grande fiume che da secoli e secoli scende sempre imperterrito ed impassibile. Lo vedevo salire,con molta calma, sembrava quasi volesse andare controcorrente. “Dio non si svela che agli umili…”, continuavo ancora a sentire queste parole riprendendo la mia strada… mentre il fiume scorreva lento e placido che sembrava una poesia: per arrotondare e levigare il più piccolo di quei sassi ci son voluti mille anni. E fra mille anni, forse, si correrà a mille chilometri l’ora e chissà quale altra scoperta si sarà raggiunta. E per fare cosa… per arrivare a Natale e rimanere a bocca aperta davanti allo stesso Bambinello che, da duemila anni, riempie di calore e stupore l’intimità delle nostre case e dei nostri affetti.

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2 Risposte

  1. Lidia scarfone ha detto:

    …veramente bello!…I vecchi raccontano la loro vita ed i giovani ascoltano …attenti…come… fiabe e tu ne hai creato una…davvero bella!

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