DON NATALE IOCULANO NEL SUO LIBRO “…E IO NON AMAVO IL MARE…” CI RACCONTA UNO STILE DI CHIESA VISSUTO NEL MONDO SOMMERSO DEI MARITTIMI.


Fantastica serata quella di ieri 20 agosto a Gioia Tauro. Circa 500 persone hanno partecipato alla presentazione del libro “e io che non amavo il mare” di don Natale Ioculano, che riconoscente per la manifestazione di affetto ha ringraziato vivamente tutti. La presentazione del libro di don Natale è stata un momento intenso, semplice e vero, abbiamo ascoltato parole che raccontano un cammino personale, profondo, a tratti anche scomodo, ma sempre guidato da una fede autentica. Un grazie di cuore va a don Natale per averci donato un pezzo della sua anima, un grazie speciale al gruppo “Lab Donne”, per la cura, l’eleganza e la dedizione con cui hanno preparato tutto, rendendo la serata ancora più bella e un grazie sincero all’editore Demetrio Guzzardi, per aver creduto in questo progetto e accompagnato il libro con sensibilità e passione.

Ho letto diversi commenti sul libro di don Natale, tutte autenticamente vere e mi piace riportarne due, perché le ritengo importanti da fare leggere sia a chi conosce don Natale che a chi non lo ha mai visto. La prima è di Donata: “Il suo libro credo possa trovare posto nello scaffale riservato alla narrativa e più precisamente “racconto memoir” per il suo approccio emotivo e soggettivo nella descrizione di un periodo specifico della vita. L’autore, protagonista principale del racconto di vita vissuta, descrive con puntualità gli incontri, le persone, i fatti, le preoccupazioni e la giusta caparbietà di rispondere al bisogno reale dei marittimi e di tutto il mondo che ruota intorno a questa particolare e difficile vita “del mare”: insomma di uno angolo di vita e di uomini incontrati nella propria umanità. Intravedo, attraverso la lettura del libro, il desiderio dell’autore-protagonista di fare memoria per non dimenticare e soprattutto di apportare un contributo a che si continui a parlare, e non solo, di una cultura del mare sempre più allargata e condivisa. Sullo sfondo una miriade di persone che in qualche modo hanno permesso che la stessa esperienza fosse vissuta fino in fondo con sguardo attento e caritatevole. Attraverso la lettura si intuisce altresì come, e credo probabilmente sia stato anche questo il motivo che lo ha mosso a scrivere il libro, sia importante fare memoria di ciò che si è chiamati a vivere, e quindi fatto esperienza, e quindi opera. Pertanto è bene che non vada perduto non solo come un fatto personale ma anche comunitario visto che si dona ciò che per grazie si è ricevuto. Colgo, nel finale, la speranza che la cultura del mare possa diventare parte di una presenza cristiana discreta ma nello stesso tempo decisa e visibile: segno di un Amore più grande che rende vere tutte le cose, lo stesso agire dell’uomo: la Bellezza è come la fede diventa Presenza.È un buon libro. Un caro saluto, Donata”.

La seconda considerazione sul libro è di Monica: “Buongiorno don. Peccato che il libro sia così piccolo e l’ho già finito. È bello sapere che siamo abitati da tante belle persone. Lo sradicamento dell’indifferenza, la quotidianità invisibile, la banchina dell’ascolto che si fa servizio, la possibile trasformazione umana, la comunità ricca di contrasti e di solidarietà emotiva. Questi sono solo alcuni dei temi “toccati e toccanti”. La potenza penetrante di un uomo capace di varcare i confini del mare per spingersi oltre le frontiere stesse della Sua Chiesa. Quanto è piccola la mia percezione del mondo che abito. Un uomo solo, sacerdote e pellegrino che sfida i suoi timori. Sfida il mare come un confine e lo oltrepassa, spingendosi la dove anche la Sua fede deve imparare a respirare un’aria nuova. Il mare non separa ma unisce e diventa un luogo di conoscenza senza più etichette. Bello don, forte. Una realtà cui non ho mai prestato attenzione. Grazie, Monica”.

Quanto sono belli questi scritti che sono stati mandati a don Natale, evidenziano in modo lampante che questo libro è un avvenimento: è la storia di gente che vive la propria realtà lontano da tutti… Ma in ogni parte del mondo dove c’è una Stella Maris c’è lo stesso cuore che batte per i marittimi. E’ il cuore di Cristo che guarda l’uomo per quello che è. Tra cuore e cuore avviene l’incontro e lo si capisce da tante sfumature e dalla frase che quasi sempre conclude la visita. Nel salutare, con voce unanime, infatti, i marittimi dicono: Se non ci foste voi nessuno penserebbe a noi. Già nessuno…”. Ecco che a questo livello di umanità, la testimonianza don Natale assume un singolare interesse storico, oltre che ecclesiale, spoglio di qualsiasi rimasuglio d’ideologia. Siamo davanti all’esito di un prete cristiano che s’è fatto carico, della vita di una comunità sommersa di cui oggi nessuno nei nostri paesi immagina neppure che esista, che non ci è estranea, anzi ci riguarda da vicino, più di quanto pensiamo.

Nel libro di don Natale la sua testimonianza diventa immagine “reale”, dove la realtà è come trasfigurata: in parole semplici, si tratta di un racconto, quello della presenza di Cristo in un luogo abbandonato, fatto da un prete che riesce a far parlare da soli gli avvenimenti che descrive. Per questo ogni capitolo del libro acquista di per sé un significato che va molto al di là della sua pura e semplice descrizione. Bisogna essere grati a don Natale per la cruda, e sottolineo cruda, realtà che ci ha messo davanti con questo libro… Per tutte queste belle sensazioni, suscitate da questo piccolo grande libro… grazie don Natale, che il Signore ti benedica sempre!
