DON GIUSEPPE ASCONE: LECTIO DIVINA SU “IL CIECO NATO”

Con don Giuseppe Ascone abbiamo vissuto una bella e significativa pagina della storia della nostra Chiesa locale, negli anni in cui è stato Vice Parroco a Galatro, con don Cosimo Furfaro. Il legame di don Giuseppe con la nostra realtà ecclesiale non è mai venuto meno. In questi giorni ha preparato una “lectio divina” sul brano evangelico della guarigione del cieco nato, per i gruppi della sua parrocchia che ho piacere a pubblicare nella mia pagina-web. Grazie don Giuseppe

IL CIECO NATO – COMPORTIAMOCI COME FIGLI DELLA LUCE

Il quarto Vangelo è conosciuto come il Vangelo dei “Segni “compiuti da Gesù (tra i più conosciuti ci sono le nozze di Cana al capitolo 2). In questo brano che stiamo meditando vi è il simbolismo della luce. E’ Gesù la luce del mondo, lui si è definito luce. Qui Gv richiama quanto detto prima nel prologo 1,1: “Veniva nel mondo la luce vera quella che illumina ogni uomo, eppure gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce”. Il cieco è portato a conoscere la luce. Anche il verbo conoscere in Gv è fondamentale significa fare esperienza di qualcuno o qualcosa. Questo brano insieme a quello della Samaritana e della risurrezione di Lazzaro, che la liturgia propone durante il “ciclo a” dell’anno liturgico, è un invito a riscoprire il nostro battesimo attraverso i segni propri: l’acqua, la luce e la vita, la rinascita a vita nuova. “Passando Gesù vide”: E’ Gesù che prende l’iniziativa, è Gesù che vede il cieco e non viceversa, anche perché questi non può vederlo per la sua condizione fisica, egli è incapace di distinguere i colori, le cose, le persone e questo male è segno di un altro male: la cecità spirituale, l’essere chiusi alle cose belle di Dio. I discepoli sono i primi a intervenire dicendo a Gesù: “Chi ha peccato perché nascesse con questa malattia?”. Essi hanno l’intima convinzione che la malattia e le disgrazie sono mandate da Dio come punizione all’uomo per le colpe commesse. E’ una lettura distorta per i discepoli e anche per noi, pensare che Dio agisca così anche oggi per questo male che si è abbattuto. Tutti siamo immersi in una storia di peccato e di salvezza non è colpa di nessuno, nessuno ha colpe. La risposta ce la dà Gesù: “è perché siano manifestate le opere di Dio”.

Dio dal male del mondo e della storia trae sempre un insegnamento nuovo da darci. Dobbiamo saper cogliere il positivo delle cose che accadono, nulla avviene a caso: “In ciò che avviene Dio viene”, è presente.  Come avviene dunque il miracolo: Gesù fa del fango, sputa a terra, spalma il fango sugli occhi e si aprono alla luce; questo gesto richiama la creazione. Adamo è tratto dalla terra, dal fango. Il cieco è “ricreato” è una nuova creatura come noi al momento del battesimo. E’ rinato a vita nuova: “Va a lavarti alla piscina di Siloe”. C’è un preciso ordine da parte di Gesù al cieco. E’ invitato ad andare a lavarsi. Siloe significa inviato, è Gesù l’inviato del Padre per la salvezza dell’umanità immersa nel buio del peccato. Il Battesimo ci lava, ci purifica, ci illumina (segno della Candela accesa al cero pasquale segno del Cristo risorto): “abbiate cura che il vs bambino, illuminato da Cristo, viva come figlio della luce” dice il celebrante ai genitori e ai padrini consegnando loro la candela.  Il cristiano è un “illuminato” come dicevano i Padri della Chiesa.

“Quali sono le tappe che il cieco fa quasi un itinerario di fede per giungere alla conoscenza di Gesù”, gli domandano i vicini e quelli che lo avevano visto, perché era un mendicante, un emarginato, uno che non contava nulla. In che modo ti sono stati aperti gli occhi? Ed egli rispose: “L’uomo che si chiama Gesù…” ecco un primo passo. Egli racconta i fatti.  Il cieco è condotto dai farisei, in giorno di sabato per essere accusato pubblicamente del miracolo, loro chiedono al cieco come ha fatto a guarire e lui ancora una volta racconta i fatti. La luce è rifiutata dalle tenebre perché le loro opere erano malvagie non venivano da Dio. Ad una seconda domanda al cieco da parte dei farisei risponde: “E’ un profeta, cioè uno che parla di Dio” (secondo passaggio).

L’uomo nuovo è infastidito perché mette in crisi le loro posizioni. Gesù lo viene a sapere e incontrandolo lo interroga sulla sua fede: “tu credi nel Figlio dell’uomo? Cioè lo riconosci lo ami per quello che è?”. A questa domanda ha un momento di esitazione il cieco e dice: “Chi è?”. Gesù gli dice: “Sono io che parlo con te”. La sua persona (“sono io” è il nome di Dio) lo  apre alla fede: “Credo Signore” e si prostra in adorazione”. (terzo passaggio).

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Questo brano ci fa fare, per come già detto attraverso i vari passaggi, un cammino catecumenale. Il cieco passa dal vedere al “vederlo”, contemplarlo come un uomo maturo, adulto nella fede. Cristo svela pienamente l’uomo all’uomo (Gaudium et Spes). Riconosce la verità e questa lo rende libero, coraggioso. Una volta guarito non cerca consensi applausi. I segni di Gesù rivelano l’identità di Gesù figlio del Padre. Quali sono questi segni li ritroviamo ai capitoli 2, 4, 5, 6, 9 (il nostro) e 11 quello della risurrezione di Lazzaro che mediteremo domenica prossima. Bisogna riconoscerci ciechi, non ci sono colpe per essere così: “Egli è venuto ad aprire gli occhi ai ciechi” così dice nel famoso discorso nella sinagoga di Cafarnao, inaugurando la sua missione. La guarigione avviene di sabato e il sabato è sacro per gli ebrei, non bisogna fare nessuna attività, neanche portare l’asino ad abbeverarsi, figuriamoci se Gesù per i farisei poteva operare miracoli e guarigioni. Per questo lo hanno in odio, per la loro rigidità alla legge di Mosè, attaccati alle loro posizioni e alla loro presunzione. Quanto fariseismo c’è ancora dopo 2000 anni di cristianesimo nelle nostre comunità, attaccati alle nostre tradizioni: “si è fatto sempre così ora arriva questo prete, questo vescovo e scombussola le cose”. Come siamo chiusi alla luce nelle nostre cecità spirituali. Il nostro è un peccato di incredulità. Non voler vedere le cose con occhi nuovi, rigenerati dalla grazia di Dio.  Il sabato dunque è il giorno in cui l’uomo partecipa all’opera di Dio, cioè partecipare di colui che fa nuove tutte le cose (Apocalisse).

L’incontro con Gesù ci fa vedere la vita con occhi nuovi, egli è un uomo nuovo che riconosce in Cristo l’uomo Dio che lo ha risanato guarito. Il cieco dunque fa un cammino un percorso di maturazione per diventare vero discepolo di Gesù. I genitori del cieco indicano la parte biologica dell’uomo, la carne che si oppone allo Spirito (la carne ha desideri contrari allo Spirito, dice San Paolo). Essi hanno paura che vengano esclusi dalla sinagoga e dicono: “non sappiamo chiedetelo a lui ha l’età”. Sicuramente quest’accezione ci fa capire che il cieco non era un neonato ma un uomo in età di ragione. Una ultima riflessione che ci riguarda perché abbiamo detto che in noi c’è un pò di fariseismo: i farisei dicono: “Siamo ciechi anche noi?”. E’ la domanda che dobbiamo porci tutti perché convinti di vedere, di essere a posto come buoni cristiani. Siamo invitati ad accostarci al Signore perché ci apra gli occhi del cuore, per vedere il male che c’è dentro e fuori di noi. E’ vero che in questo periodo stiamo camminando in una valle oscura, le tenebre che ci avvolgono sono la paura, la morte per questo virus invisibile che si è abbattuto prepotentemente nelle nostre vite e in questa nostra storia; ma il salmista ci rassicura: “Anche se dovessi camminare in una valle oscura non temo alcun male perché tu sei con me Signore” (salmo 22).  Avere peccato riconoscersi peccatori significa essere privati o voler essere privati della luce di Dio. La quaresima è un cammino dalle tenebre alla luce. Lasciamoci toccare e guarire dal Signore perché sia lui ad indicarci il cammino da seguire come suoi veri discepoli e figli amati dal Padre perché figli della luce (Ef. 5,8 -14).            

Vedi anche:

http://www.michelescozzarra.it/don-giuseppe-ascone/

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