RUSSIA E UCRANIA, EUROPA E NATO: IL NUOVO DISORDINE MONDIALE

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è UCRAINA-RUSSIA-INCONTRO-BRK-ART-2-1024x576.jpg

L’invasione dei militari russi in Ucraina e gli sviluppi bellici della crisi, il clima di guerra che si respira, dimostrano che una catastrofe si sta abbattendo su tutti noi e nello stesso tempo sembra che nessuno lo voglia: chi vuole e decide la guerra? Giovanni Testori, molti anni addietro, diceva in una conversazione: “Nel mondo persino il potere sta perdendo la faccia. Le facce dei potenti non esistono più. C’è questo potere senza fisionomia che è sfuggito ad ogni sua collocabilità e palpabilità, sia individuale, sia collettiva. Anche nelle grandi potenze il potere coincide sempre meno con la faccia di chi nominalmente lo regge. Non è più com’era qualche tempo fa”.
Non è forse questo il potere impalpabile e onnipresente che, di volta in volta si fa forte di principi etici astratti per giustificare quello che vuole, compreso oggi il ricorso alle armi? E sono ogni giorno più numerosi i commentatori che, appaiono alquanto dubbiosi sulla «controllabilità» del conflitto. Non meno ridimensionate appaiono le speranze di un dopo guerra che rimetta davvero ordine e pace.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è guerre-nato-russia.png

Molti dicono che è il solito gioco delle parti tra Nato e Russia, ma sappiamo bene che non si può giustificare una situazione come quella che si è venuta a creare in queste ultime settimane, nella quale abbiamo avuto modo di vedere come nel contesto internazionale attuale, non esistono più nemici realmente distinti e diversi, ma all’interno di un “unico potere”, per interessi più o meno mascherati. Anche i colloqui diretti fra Russia e Ucraina appaiono, secondo l’interpretazione degli osservatori, più come il preludio necessario per giustificare un’azione di guerra che non un reale momento di dialogo per cercare la pace fra i due contendenti.

La guerra è avventura senza ritorno“: le parole di Giovanni Paolo II per la guerra del Golfo, risuonano ancora altissime, nella loro semplicità e drammaticità, in queste ore di preoccupazione per le sorti del mondo intero, non solo per Russia e Ucraina. L’affermazione del Papa è stata un giudizio chiaro e attuale ed insieme ha riecheggiato gli appelli alla pace dei suoi predecessori. Papa Benedetto XV parlò di “inutile strage” a proposito della Prima guerra mondiale. Pio XII nel ’39 ammonì il mondo: “Con la guerra tutto può essere perduto, con la pace tutto può essere possibile“. Paolo VI nel discorso alle Nazioni Unite chiese: “Non più guerra, non più guerra! La pace, la pace deve guidare le sorti dei popoli e dell’intera umanità“. Eppure, la pace richiesta dai Successori di Pietro sino a Papa Francesco, nella sua inermità, non ha trovato finora ascolto tra i “funzionari” dell’unico potere di questo mondo.

Questa guerra tra Russia e Ucraina, si sta rivelando come la causa di un immenso “disordine” gravido di conseguenze e di ulteriori conflitti sulle prospettive del dopoguerra: il progetto di pace appare, di fatto, come del tutto velleitario ed impotente di fronte alle soluzioni prospettate dagli Stati interessati al conflitto. Ciò che è certo, al presente, è che anche se si arriverà alla pace, questa non risolverà i contrasti di fondo che la guerra ha prodotto ed acuito, anzi sia l’Onu che l’Unione Europea rischiano di uscire a pezzi dal conflitto, in un “disordine”, costituito da odi, risentimenti, e dal riemergere di nazionalismi e ideologie sopite.

La verità è che questa guerra, anche in Italia, ha travolto schemi, etichette, schieramenti, portando a galla appartenenze molto più concrete rispetto a quelle fumose delle ideologie e rivelando affinità e modi di sentire comuni tra chi pensava di muoversi su fronti molto lontani. Ma ancora oggi dobbiamo fare nostre le parole di San Paolo: “spes contra spem”, e continuare a sperare che Dio non ci abbandoni.

Potrebbero interessarti anche...

Commenta: