L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI GALATRO CONSEGNA A SAN NICOLA, NOSTRO PATRONO, LA CHIAVE DEL PAESE.

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Domenica 6 dicembre, prima dell’inizio della Messa solenne in onore di San Nicola celebrata dal nostro Parroco don Natale Ioculano, il Sindaco di Galatro Carmelo Panetta ha consegnato, simbolicamente, al Santo Patrono la Chiave del nostro Comune, disegnata e realizzata per l’occasione da Carmelino Longo in oro a 18 kt a titolo 750, che si è avvalso di mani esperte di arte orafa. Con questo gesto l’Amministrazione Comunale ha inteso rinvigorire la grande devozione che la popolazione galatrese manifesta nei confronti del Vescovo di Myra sin dalla metà del XIV secolo, e invocare un segno tangibile di intercessione da parte del Patrono in un momento particolarmente difficile della nostra Storia, caratterizzato da una emergenza epidemiologica che non sta risparmiando il nostro territorio.

Le chiavi della città sono una onorificenza consegnata solitamente dal Sindaco ad una personalità illustre, in questo caso al Santo Patrono: la simbolica consegna delle chiavi del nostro Paese al Patrono è un gesto risalente al Medioevo, e  vuole testimoniare come la laicità delle Istituzioni non impedisce all’Autorità civile la convinta partecipazione alle celebrazioni religiose, ancor più se si tratta del Sindaco ed  il momento religioso riguarda il Patrono della città.
Le radici cristiane, d’altra parte, sono fonte di ispirazione  dell’Ordinamento politico-giuridico del nostro Paese e, in un momento in cui si parla tanto di Europa e di “uomo mediterraneo” San Nicola è il “Santo mediterraneo”, che è considerato un riferimento non trascurabile nella ricerca delle comuni radici cristiane delle Nazioni d’Europa.
Grazie alla testimonianza di figure come quella di San Nicola, la terra europea è diventata la dimora dell’annuncio cristiano e la cultura ispirata dal cristianesimo ha permesso che l’Europa non diventasse la parte occidentale dell’Asia (come vorrebbe la geografia), ma la terra degli uomini che si sono sempre distinti per i valori di cui sono stati portatori.

In questo contesto il contributo della Chiesa non costituisce mai un pericolo per la laicità degli Stati, anzi celebrare la festa patronale è un modo radicato nella tradizione perché la Comunità si ritrovi, nelle Istituzioni civili e quelle della Chiesa, e riscopra lo spirito dello stare insieme, si faccia coraggio, ricerchi i motivi di serenità, soprattutto in questo momento di grande tensione per l’epidemia da Coronavirus che non sta risparmiando nessun paese, e non perda la speranza che ce la potremo fare a superare le difficoltà di questo difficile momento di profonda incertezza, paura e preoccupazione. Al Nostro Patrono il nostro Sindaco ha affidato le chiavi della nostra cittadina, affinché anche stavolta possa vegliare su noi tutti!

Di grande spessore culturale e pastorale è stata l’omelia di don Natale Ioculano, così come abbastanza incisivo e toccante è stato anche l’intervento del Sindaco Carmelo Panetta, che riporto integralmente.

OMELIA DI DON NATALE IOCULANO

Messa del 6 dicembre II domenica di Avvento San Nicola

La festa di San Nicola ricorre sempre nel tempo di Avvento, quest’anno coincide con la seconda domenica di questo tempo di grazia e di misericordia. A causa dei vincoli imposti dal Governo, per prevenire i contagi da coronavirus, quest’anno, anche la festa di San Nicola la stiamo vivendo valorizzando di più l’essenziale che è, in fondo, il cuore di ogni festa liturgica. Questa celebrazione eucaristica è anche frutto del cammino di preparazione alla festa, una novena che quest’anno è stata molto sentita e partecipata.

La liturgia della Parola di questa domenica ci presenta la figura di San Giovanni Battista. Egli è il precursore di Gesù. Egli è colui che con la sua predicazione e con la sua stessa vita ha preparato il cuore degli uomini del suo tempo all’incontro con Gesù. Vedo un’affinità tra l’ultimo profeta dell’Antico Testamento e la figura di San Nicola. Essa si manifesta innanzitutto nell’accoglienza del disegno di Dio. Entrambi si son lasciati afferrare da Dio e la loro vita è stata il riflesso di quella presenza divina in loro. Un altro punto in comune è dettato dal particolare deserto nel quale entrambi hanno operato. Un deserto soprattutto esistenziale, quello del cuore delle persone sia del tempo di Giovanni Battista sia del tempo di San Nicola. Dove molti hanno visto desolazione e si sono fermati, con la logica conseguenza di abbandonare le persone alla rassegnazione o alla disperazione. I due santi, in quel buio esistenziale, con nel cuore la certezza che Dio è fedele al suo disegno di amore, che è fedele alla sua alleanza, hanno saputo indicare una luce, una presenza di vicinanza reale e concreta portando le persone dalla disperazione alla speranza.

Due aspetti ancora attuali per i santi e per i credenti praticanti del nostro tempo. Anche oggi come Chiesa siamo chiamati a lasciarci afferrare da Dio, ad accogliere il suo disegno e a rifletterlo nel nostro quotidiano diventando così segni di speranza in questo nostro tempo per nulla facile. Dice Papa Francesco: «Il credente è colui che, attraverso il suo farsi vicino al fratello, come Giovanni il Battista apre strade nel deserto, cioè indica prospettive di speranza anche in quei contesti esistenziali impervi, segnati dal fallimento e dalla sconfitta. Non possiamo arrenderci di fronte alle situazioni negative di chiusura e di rifiuto; non dobbiamo lasciarci assoggettare dalla mentalità del mondo, perché il centro della nostra vita è Gesù e la sua parola di luce, di amore, di consolazione». La citazione di papa Francesco mi permette di ribadire il compito della Chiesa, che indegnamente rappresento e servo, nella nostra bella Galatro. A quasi tre anni di ministero in questa Parrocchia desidero ribadire con forza e con rinnovata convinzione, quanto dissi qualche mese dopo l’inizio del mio ministero: Galatro, dove l’accoglienza e di casa.

In questi tre anni questa caratteristica per nulla scontata ha permesso di instaurare un rapporto di reciprocità che ha creato quel clima di famiglia tanto bello e proprio per questo va continuamente coltivato. Dialogo con le persone da una parte e dialogo con le istituzioni dall’altra. Mi è gradita l’occasione di ringraziare il Sindaco, Carmelo Panetta, e l’amministrazione tutta non solo per la loro presenza a questa celebrazione ma anche per quanto insieme, nel rispetto dei ruoli e nella massima discrezione, abbiamo fatto per il bene di Galatro. La consegna della chiave nelle mani di San Nicola desidero leggerlo come un segno e auspico che continui sempre e con tutti il reciproco rispetto dei ruoli e in esso l’impegno a operare insieme per il bene comune.

Galatro dove l’accoglienza è di casa può e deve sempre essere la casa accogliente, la famiglia nella quale ognuno sperimenti uno spazio di libertà e si senta partecipe e operi per la costruzione del futuro comune, un futuro di armonia della diversità e mai di appiattimento o di difesa del proprio spazio. Come Chiesa continuerò pazientemente a intessere le maglie di questa rete, col desiderio di farlo insieme a voi e, ribadisco, mai di sostituirmi anche quando, un’apparente immobilità, giustificherebbe l’intervento diretto che comunque equivarrebbe a un sostituirsi alla comunità. No!

Come un cammino non è la somma di tanti passi messi insieme, uno dopo l’altro, ma l’andare comune verso una meta, così la pastorale in una parrocchia non si misura dall’insieme di iniziative senza una logica unitaria, anche se ben architettate, perché si cresce camminando insieme verso la meta, superando eventuali barriere spesso dettati più da pregiudizi che da problemi reali. Quanto di buono di bello e di vero abbiamo vissuto in questo tempo testimoniano che è possibile. Continuiamo perciò a rendere il possibile anche realizzabile.

Ci aiutino in questo cammino i due patroni della nostra Parrocchia, San Nicola e la Beata Vergine Maria.

Chiudo ringraziando tutti e ciascuno e augurando a me e a voi un buon cammino. Buona festa di San Nicola a tutti.

IL SALUTO DEL SINDACO DI GALATRO IN OCCASIONE DEL DONO DELLA CHIAVE DELLA CITTÀ A SAN NICOLA.

Molto REVERENDO Don Natale, Cari fedeli concittadini

Nel rispetto della tradizione, anche in questo particolare periodo in cui la pandemia ha sconvolto le nostre abitudini di vita, ci troviamo in questa chiesa parrocchiale attorno a San Nicola per rinnovare la devozione che da secoli Gli tributiamo come santo e come nostro protettore e Patrono. E’ innegabile, però, che l’appuntamento di questa sera per tutti noi assume un significato nuovo e sicuramente assai diverso da quello degli anni precedenti.

Il significato nuovo è dovuto allo smarrimento che da mesi viviamo a causa dell’emergenza sanitaria che ci ha costretti all’isolamento e alle conseguenti ma necessarie norme che hanno cambiato radicalmente le nostre abitudini: a cominciare dal distanziamento che siamo costretti ad osservare anche in questo luogo sacro. Ma la ricorrenza del santo Patrono è giorno di festa, giorno in cui, anche in periodi di pandemia, è bello ritrovarsi insieme per riscoprire le tradizioni che non si vogliono perdere e, soprattutto, per recuperare il senso vero della comunità e lo spirito di identità che ci rende più uniti attorno ad una comunione di fede. Nel nostro caso attorno al Protettore san Nicola.

Il significato nuovo dell’appuntamento di questa sera, però, lo abbiamo vissuto all’inizio della solenne celebrazione liturgica allorchè con un semplice gesto, a nome di tutta la collettività, a nome di tutti Voi cari concittadini, ho avuto il privilegio di consegnare a San Nicola la chiave della città. Chiave che esula dal semplice e facile simbolismo per diventare concreta forma di devozione e di affidamento totale alla Sua protezione. La consegna di quella chiave, però, non vuole simboleggiare genericamente solo l’affidamento dell’intera comunità. Essa, infatti, Gli è stata consegnata perchè possa aprire i cuori di tutti i galatresi e spalancarli alla speranza di giorni migliori, ricchi di prosperità e di salute fisica. Requisiti che mancano in questo lungo e difficile periodo di pandemia, di mancanza di lavoro e di conseguente crisi economica.

Il conferimento delle “chiavi delle città” al Patrono San Nicola, allora, va oltre il gesto esteriore e non deve essere visto come un semplice atto formale. Riteniamo, infatti, che sia un atto dovuto, un atto necessario per rinnovare ed esternare concretamente il rapporto di fede che da secoli lega tutti noi galatresi alla fiducia di una sicura protezione di San Nicola. Fiducia e devozione che ci sono state tramandate dai nostri antenati i quali, a testimonianza della loro devozione, hanno voluto che la Sua immagine benedicente fosse presente nel sigillo di tutti gli atti amministrativi quasi a voler significare che a garanzia degli stessi ci fosse la sua protezione e la sua assicurazione di legalità.

Quell’immagine benedicente che per secoli è stata al centro del timbro comunale è la stessa di quella che oggi, riprodotta al centro del nostro gonfalone, insieme alle nostre salde radici cristiane documenta la sinergia che da secoli caratterizza i rapporti esistenti tra l’istituzione ecclesiastica della parrocchia e l’Ente laico della Amministrazione comunale.

Consentitemi, adesso, che in questa odierna particolare ricorrenza, dando voce ad una mia interiore necessità, ringrazi il nostro Protettore San Nicola per avermi accompagnato e illuminato nell’azione amministrativa che negli ultimi 15 anni ho svolto nella veste istituzionale di sindaco. Lo ringrazio altresì per avermi dato questa sera la possibilità di salutarlo per l’ultima volta, cingendo ancora la fascia tricolore di sindaco, a nome di tutta la collettività che in tutti questi anni mi sono sentito onorato di rappresentare. Lo faccio anche nella fiduciosa speranza che continuerà ad illuminare la mia strada sia in questi ultimi mesi di guida amministrativa che in tutto il resto della mia vita.

Infine il mio più sincero e caloroso ringraziamento va al nostro parroco Don Natale che nella essenzialità liturgica delle funzioni e, con un lavoro costante e discreto, ha creato il necessario clima di serenità e di reciproca cristiana collaborazione all’interno della comunità parrocchiale. Lo ringrazio perché ha saputo entrare nelle famiglie in punta di piedi mirando a far diventare tutti noi tante piccole “matite nelle mani del Signore”, come diceva Madre Teresa di Calcutta. Lo ringrazio per l’attenzione che ha verso gli ammalati, verso gli anziani e verso le persone che vivono lontane dagli affetti più cari e nella più triste solitudine. Lo ringrazio per il lavoro avviato e che sta continuando a svolgere a favore dei fedeli bisognosi per i quali, nel riserbo più assoluto, ha operato con interventi finalizzati a lenire le necessità. Lo ringrazio per i leali rapporti di proficua collaborazione intercorsi tra la parrocchia e l’Ente laico da me guidato. Come semplice cittadino e come fedele, inoltre, sento di dover ringraziare la Divina Provvidenza per aver fatto dono alla comunità parrocchiale della presenza di un sacerdote come don Natale.

Il mio pensiero conclusivo lo rivolgo a tutti quei concittadini che questa sera non hanno potuto essere presenti in chiesa, agli anziani, agli ammalati ed a quanti stanno lottando contro il male invisibile del covid. A tutti loro vada il mio ideale abbraccio, caloroso e fraterno, insieme all’augurio di buona festività del Patrono.

E, per finire, auguri a quanti portano il nome di Nicola e di Nicolina.

Carmelo Panetta – Sindaco

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