LE TERME DI GALATRO

Gli amici che seguono quanto pubblico in questa mia pagina web, sanno già che è un mega contenitore dove scrivo di tutto, e non evito di inserire anche tanti articoli già pubblicati, negli anni passati, su diversi giornali.

L’altra sera mi è passato tra le mani questo vecchio articolo sulle Terme di Galatro, pubblicato nell’aprile del 1991 su Proposte: da allora tante cose sono successe alle Terme “tanta acqua è passata sotto i ponti” e non basterebbe un poderoso volume a raccontare tutto.

Nonostante sono passati quasi 30 anni dalla prima pubblicazione di questo articolo, ancora oggi lo vedo attualissimo nella evidenza della naturale bellezza, e del suggestivo e unico patrimonio paesaggistico nel quale le Terme di Galatro si trovano.

E oggi, nell’anno 2019, anche se ci sarebbe tanto da dire, mi piace riproporre ancora lo stesso articolo scritto nel 1991, senza aggiungere altro, nella speranza che lo stupore porti alla meraviglia, e da questa nasca un lavoro comune per risorgere.

 

LE TERME DI GALATRO

 

Per molti versi Galatro è un paese ancora da scoprire: anche se proiettato in una prospettiva “termale”, non è ancora contaminato da quelle espressioni che, fatalmente, compongono il turismo di massa.

Le Terme “Sant’Elia” costituiscono un vero e proprio punto di riferimento balneare tra i più belli e affascinanti della Calabria: sono situate in un angolo di terra che, per certi aspetti, ha del fantastico, tanto i suoi richiami naturali incantano per suggestività ed imponenza. Lo testimoniano i ruscelli freschi e limpidi, le cascate che circondano lo Stabilimento termale ed i boschi che fanno da cornice in una grande oasi di silenzio.

Furono i monaci dell’Ordine di San Basilio che iniziarono lo sfruttamento delle acque termali di Galatro già nell’VIII secolo, indicandone le virtù per le guarigioni ottenute. Questi vivevano nel Monastero di Sant’Elia (di cui ancora oggi esistono i ruderi), dal quale proviene l’attuale denominazione delle Terme.

Ai padri basiliani succedettero i Cappuccini, che edificarono un Convento denominato “Monastero di Santa Maria della Sanità”, e continuarono ad indicarne le proprietà curative ed a diffondere l’uso dell’acqua minerale, e ciò sino al 1783, quando, a causa del grande terremoto, crollato il Convento i monaci dovettero andare via.

Successivamente fu l’allora Sindaco di Galatro, Alfonso De Felice, che all’inizio del 1800, fece analizzare le acque termali, ma non risulta che le analisi compiute siano mai state pubblicate. De Felice si prodigò per ripristinare l’uso delle acque sulfuree ma la ripresa fu assai lenta; infatti come rileva il Pagano intorno al 1840, negli “Studi sulla Calabria”, facendo riferimento alle Fonti di Sant’Elia, accennava alla assoluta mancanza di edifici ed attrezzature, tanto che i bagni venivano praticati solo d’estate ed all’aperto in “gore o dentro tini di legno con grave incomodo e disagio”.

Nel 1891 il Sindaco del tempo, Avv. Giovan Battista Buda, dette inizio (con mezzi propri e con l’intenzione che l’opera sarebbe rimasta al Comune di Galatro), alla costruzione di uno Stabilimento termale che fu terminato ed aperto al pubblico nel 1892, le cui strutture sono state perfettamente conservate e, negli ultimi anni, ancora potenziate.

Già all’inizio del Novecento le Terme di Galatro erano molto famose. Il dott. P. Lombardo, nel marzo del 1900, in un attestato rilasciato alla Direzione dello Stabilimento, osservava: “Si vedono accorrere a quelle acque salutari, persone di ogni età e condizione, incurvate sotto le atrocità dei dolori. Esse si dirigono a quelle acque, da paesi lontani, con la calda fede nella guarigione. Fa conforto all’animo il vedere, dopo un esiguo numero di bagni, quei pazienti rinfrancati, per l’efficacia di quelle acque, dalle torture del dolore”.

Il Prof. Diego Corso, di Nicotera, come prefazione ad un suo scritto sulle Terme, nel 1912, annotava: “L’aria ossigenata dei boschi circostanti, la vaghezza del paesaggio che arieggia ad una Svizzera calabrese, sollevano e vivificano lo spirito e trasportano l’animo in dolci e sereni pensieri”.

Mi piace far notare che, tutte queste cose venivano scritte in un momento in cui (siamo agli inizi del 1900) non c’era alcuna preoccupazione per la “rèclame” del prodotto…

Attualmente, di notevole portata è l’incremento che sta dando, e che ha dato in passato, l’attuale sindaco prof. Bruno Marazzita, sotto la cui spinta, non solo è stata ristrutturata, e riaperta al pubblico la vecchia decadente struttura, ma sono stati iniziati i lavori per la costruzione di un modernissimo Stabilimento termale.

Terme, monaci, boschi, acqua, montagne, fiumi: Galatro vanta un patrimonio naturale che molti invidiano. Ma a muovermi a parlare non è solo la preoccupazione un po’ “campanilistica” di far conoscere le “cose di casa nostra”, ma più precisamente, il pensiero di riuscire a far trasparire l’enorme ricchezza insita nella nostra terra e, per quanto riguarda le “Terme sant’Elia”, di un angolo ancora incontaminato dove, in mezzo a richiami naturali di grande bellezza, esistono ancora dei posti dove è possibile riscoprire il fascino di un felice impatto con le più genuine espressioni della natura.

La vivida roccia o le placide verdi colline, nelle quali scorrono dei splendidi corsi d’acqua, la loro cruda e naturale bellezza non poteva non ispirare la fervida fantasia delle persone più sensibili.

Per questo mi piace concludere con una lirica di Mons. Giuseppe Morabito (1858-1923), Vescovo di Mileto, che, affascinato dal panorama circostante le Terme, ebbe ad esprimersi in modo così grande nella sua famosa lirica “Lasciatemi sognare”:

O infermi, che chiedete a calde fonti

Salute o vigoria,

Venite qui in Calabria, a questi monti;

Qui sana il corpo e l’anima s’indìa.

 

Mi sembra un sogno di lontano eliso

Questa valle romita;

Che fantastiche rupi e che sorriso

Di verde e di frescura indefinita.

 

D’elci vestite e frassini giganti

S’aderge l’alta vetta

De la montagna; passan mormoranti

Le alate brezze: ne la gola stretta.

 

De la valle precipita sonora

Non vista una cascata…

Lasciatemi qui star tranquillo un’ora;

Qui l’anima mi sento estasiata!

 

Nel più opaco recesso portentosa

Di zolfo olente, viva

Qui si vede sgorgare silenziosa

Da le rocce perenne una sorgiva,

 

Una sorgiva calda ed incolore

Che al lavacro vi invita

E agli infiacchiti ridona il vigore

Ai moribondi ridona la vita!

 

Lasciatemi sognare in questo incanto

Di  monti e di verzura,

De la cascata al fragoroso canto,

Al soave alitar de la frescura!…

 

Del mondo  un tempo fuggendo i perigli

Qui vennero romiti

Del Gran Basilio i benedetti figli

Da questa quiete attratti ‘a dolci inviti.

 

Che forse qui su’ i monti in su la sera

Ne l’estasi divina

De la più pura e fervida preghiera,

In un nimbo di luce porporina,

 

Videro passeggiare sorridente

La Regina del Cielo,

Che mostrò nella valle la sorgente

Di cui un popolo d’infermi accorre anelo?

 

Nessun lo dice: ma l’anima mia

Sui boschi mormoranti

De la cascata e l’alta sinfonia

La Regina passar sogna dei santi,

 

E di squilli i rintocchi di un Convento

Di miti Cappuccini

In questa valle rivolar lo sento

In un mitico aleggiar di serafini;

 

Era il Convento sacro a Lei chiamata

Salute de’ languenti…

Di questa valle s’era innamorata

La Regina di innumeri portenti?

 

Consacratela a Lei la salutare

Sorgiva in questo eliso,

Perché ne accresca le virtù preclare

Col Suo celeste materno sorriso.

 

Tempo verrà che numerosi

I pellegrini

A Galatro ridenti ed ansiosi

Di questa valle agli incanti divini.

 

Alle sorgenti chiederan la quiete

E la salute: vanto

Galatro alloro sarà d’Italia e liete

Rinforzeran queste montagne il canto.

ARTICOLO PUBBLICATO SU “PROPOSTE” – NICOTERA – N. 7, 1991

 

 

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