UNA MEMORIA DA NON PERDERE: LA FESTA DEI TRE GIRI

Statua di San Biagio in chiesa - Plaesano -

Statua di San Biagio in chiesa – Plaesano –

Non si può non essere grati a Umberto di Stilo che, con i suoi molteplici articoli sulle grandi Tradizioni popolari e religiose dei nostri paesi, non smette di richiamarci a tanti importanti momenti che, soprattutto all’interno della Chiesa, ci hanno permesso di crescere con un giudizio “positivo” sulla vita di ognuno di noi all’interno delle nostre piccole comunità.
La festa di San Biagio a Plaesano, detta anche “la festa dei tre giri” si inserisce di buon grado in queste importanti tradizioni e Umberto di Stilo l’ha raccontata sulla Gazzetta del Sud nel 1982, e nel 2012 è stata ripresa da Galatro Terme News. Nonostante questo, mi piace riportare, oggi, alcuni stralci dell’articolo che mi permettono di inserire una bella pagina di fede, all’interno di una realtà che oggi rischia di allontanarci sempre più dalle nostre radici:

Processione di San Biagio a Plaesano

Processione di San Biagio a Plaesano

“Ci sono, specie nel Sud, diverse località e piccoli centri conosciuti solo ed esclusivamente per una loro fiera, per il loro santo protettore, per un pellegrinaggio, per un preciso avvenimento che caratterizza la loro stessa identità geografica. Sicché, nella Calabria reggina, Acquaro di Cosoleto è conosciuto per la festa di San Rocco, Terranova Sappo Minulio per l’annuale pellegrinaggio in onore del “SS. Crocifisso”, Polsi, in Aspromonte, per la sua Madonna della Montagna, ecc. Lo stesso discorso vale per Plaesano che da sempre si identifica con San Biagio, con il pellegrinaggio del tre febbraio e con le classiche ed immancabili “tre girate” attorno alla chiesa che costituiscono una delle più genuine e schiette tradizioni di fede della gente di Calabria”… il tre febbraio, allorché, da sempre, diventa “l’ombelico della Piana” tant’è che sin dalle prime ore del mattino, le strade che lo collegano agli altri centri della zona si popolano di pellegrini che vanno a sciogliere i loro voti ai piedi del Santo. Giungono dalla montagna, dalla pianura e dalla valle… I pellegrini ora arrivano in macchina, giacché solo quelli dei paesi vicini (Galatro, Feroleto, Laureana) riuniti in allegre e chiassose comitive, seguendo la secolare tradizione locale, raggiungono a piedi il piccolo centro”…

Umberto di Stilo ha la capacità di evidenziare, con molta chiarezza, l’aspetto storico, geografico e anche culturale-ecclesiale delle tradizioni che racconta e tramanda… anche se talvolta con un gusto dolce-amaro, perché a fronte della “bellezza” che emerge dal racconto di come sono stati vissuti dal popolo cristiano questi momenti, si contrappone un “conformismo a ciò che oggi il mondo vuole”, che presenta un’immagine di una realtà ecclesiale svigorita, conformata a quel diabolico andazzo “mondano” che cerca di ridurre l’avvenimento cristiano non più a una “storia di popolo” (anzi della fede di un popolo), ma a un pensiero interpretabile solo per un impegno morale con l’esaltazione di valori che, spesso, niente hanno a che fare con Gesù Cristo e la sua Chiesa e sono accettati, solo perché utili alla cultura oggi dominante.
L’invadenza della logica “del mondo” nella vita della Chiesa s’identifica “con la rinuncia a una testimonianza franca e coraggiosa del ruolo, anche pubblico, che il Cristianesimo può svolgere per la promozione dell’uomo e il bene della società nel pieno rispetto, anzi nella convinta promozione della libertà di tutti e di ciascuno”, come ha detto Giovanni Paolo II nel famoso discorso di Loreto, da tanti chiamato “Enciclica per l’Italia”.
Ritorniamo a Umberto di Stilo nel suo raccontarci la festa di san Biagio a Plaesano:

“… Inoltre la festa di Plaesano è ancora conosciuta come la “festa dei tre giri”. Anche se l’origine di questo antico rito è piuttosto oscura, ancora oggi, ogni persona che si reca alla festa deve compierlo; deve girare tre volte intorno alla vecchia chiesa che ha la facciata rivolta verso la piazzetta ed è circondata da una viuzza stretta come un corridoio. Per tutto il giorno è un continuo girare di persone (e, una volta, anche di bestie; di intere mandrie, di armenti al gran completo); il giro non si deve mai interrompere. “E’ un girare uguale e lento come dell’asino legato alla stanga del pozzo, regolare come di un satellite intorno al suo pianeta”, scrisse Fortunato Seminara. Secondo una ben radicata tradizione, infatti, chiunque raggiunge Plaesano nel giorno della festa del Patrono e trascuri di compiere i tre giri, è da considerare come uno che manchi di rispetto al Santo…I giri devono essere tre perché nella simbologia cristiana il numero tre rappresenta la Trinità. Secondo alcuni studiosi, invece, i tre giri attorno alla chiesa sono da collegare alle tre apparizioni di Cristo a San Biagio, la notte precedente il suo arresto ed il suo martirio… Fra gli aspetti del culto di San Biagio, ricollegabili ad episodi della sua vita, il più importante è quello di taumaturgo per le malattie della gola che trae origine dal noto miracolo della spina di pesce e dalla orazione che il martire avrebbe fatto prima di morire, chiedendo a Dio di risanare da questa malattia chiunque l’avesse pregato in suo nome. A San Biagio viene anche attribuita la facoltà di guarire i mali di ventre”.

Processione di San Biagio a Plaesano

Processione di San Biagio a Plaesano

 

Come si fa, anche negli ambienti ecclesiali “ ritenuti più accreditati” a non percepire che non si può troncare l’albero sul quale siamo cresciuti, proprio perché quest’albero è stato il punto centrale della scoperta personale di Cristo, che tanti di noi hanno sperimentato, nella insostituibilità di questi gesti presentati sempre “missionari” negli ambienti nei quali siamo cresciuti e viviamo. Penso, e sono convinto sempre più, che la “persona” ritrova se stessa in un incontro vivo, in una presenza piena di storia e di attenzione verso il destino di ognuno… una presenza che non ti esclude, nonostante il peccato, ma ti dice: “Non avere paura… esiste quello di cui è fatto il tuo cuore; una presenza che corrisponde alla natura della tua vita e ricostituisce la vitalità del tuo essere “persona”… esattamente come l’incontro di Cristo con Zaccheo!”.
L’incontro con la Verità è sempre lo stesso, cambiano le modalità, ma l’essenza non cambia… così come per le tradizioni radicate nella Chiesa:

 

Processione di San Biagio a Plaesano

Processione di San Biagio a Plaesano

 

“La processione è sempre la stessa, così come è lo stesso lo spirito che anima i fedeli che, numerosissimi, seguono la Statua lungo il suo girovagare per le viuzze del paese. Non c’è strada che non sia percorsa dal sacro corteo. Non c’è abitante di Plaesano a cui non sia data la possibilità di vedere sotto il suo balcone la statua del Santo di Sebaste… Nei pressi del sacro tempio i giovani e volenterosi portatori, osservano qualche minuto di riposo per sistemarsi bene sotto la vara. Quindi ripartono e quando la processione giunge nella piazzetta prospiciente la stessa chiesa, ad un segnale convenuto, i portatori, di corsa, fanno compiere alla statua del Santo i “tre giri” sullo stesso percorso e lungo la stessa viuzza dei pellegrini. Sono pochi minuti di confusione e di fervore indescrivibile. I fedeli, tenendo ben stretti i loro bambini si radunano nella piazza o si addossano ai muri delle case, mentre un complesso bandistico esegue una allegra marcia sinfonica. Tutti gli occhi sono rivolti allo sbocco della viuzza; nell’uscire da quella curva la statua sembra sbandare sulla destra, ondeggia, sembra che da un momento all’altro possa cadere… Ogni qualvolta la statua arriva davanti alla chiesa, i portatori, dimostrando grande abilità, tutti insieme accennano ad una genuflessione. E’ un attimo. San Biagio si piega in avanti verso il sacerdote e gli altri celebranti che, insieme ai fedeli, aspettano la conclusione dei tre giri. Poi riprende la corsa sulle spalle degli abili portatori. E i fedeli, sempre più pigiati tra di loro, trattengono il respiro e pregano. C’è chi si batte il petto coi pugni, chi stringe più forte a sé la propria creaturina, chi si limita a segnarsi devotamente. Sui volti di tutti si legge l’intima partecipazione al particolare momento di fede. Ultimati i tre giri, sia pur sfiniti, i giovani portatori riescono a trovare ancora le necessarie energie per gridare “Viva San Biagio” e per far scomparire la statua all’interno della chiesetta, passando tra la folla di fedeli con un rapido sobbalzo”.

Dalla lettura del lavoro di Umberto di Stilo esplode un grido “antico”, che viene da lontano, dai nostri antenati e da quanti hanno creduto a quanto di buono e vero esiste nei nostri paesi e ce lo hanno trasmesso, all’interno di una fede semplice ed essenziale. Questo “grido” dice che la Chiesa di Cristo non può conformarsi alla mentalità dei nostri tempi… non si può annullare la grande secolare tradizione dei nostri paesi, perché verrebbe meno la passione per comunicare l’Origine della vera umanità che ci contraddistingue, che è Gesù Cristo e ciò che proviene da Lui, in una incessante “memoria” che oggi, non solo per la lotta di chi è fuori della Chiesa, stiamo perdendo.
Se perdiamo l’interesse per la tradizione dei Santi che hanno segnato delle pagine di storia indimenticabili per i nostri paesi, corriamo il rischio di restare con una fede difficile e astratta che ci porterà ad avere chiese sontuose con liturgie spettacolari, ma vuote… che col passare del tempo diventeranno delle “pinacoteche o teatri” invece che luoghi di preghiera (in tanti posti lo sono già da adesso).
E questo, per il futuro dei nostri paesi, non è certo un bene…

Intervento di Don Gildo Albanese:

Don Gildo Albanese

Don Gildo Albanese

Caro Michele,
finalmente ho potuto leggere il tuo articolo sula “festa dei tre giri” che condivido “in toto” anche perchè lo hai immesso in una storia di vita che il carissimo Umberto Di Stilo ha saputo sempre narrare facendo innamorare il lettore e facendogli quasi toccare per mano quello che lui descrive; a proposito desidero complimentarmi pubblicamente con Umberto per l’ultimo suo lavoro sulla storia della Parrocchia di Maria SS. della Montagna nella quale mi ritrovo pienamente per il suo modo obiettivo di narrare i fatti.
Ritornando al tuo articolo penso che l’identità cristiana è fatta anche di semplici gesti popolari che per il credente sono segno di un qualcosa o meglio di un Qualcuno che vive fortemente dentro il suo cuore che per comunicarlo si serve di segni popolari che formano la cultura di una comunità. Quando questi gesti sono radicati nella vita e nella storia sono di per se stessi culto che apre al Soprannaturale; certamente non vanno abbandonati a se stessi ma debbono essere continuamente rigenerati dalla Parola perché mantengano sempre lavoro vitalità.
Oggi in un contesto di forte secolarizzazione e relativismo umano si ha bisogno di una presenza di cultura popolare che sgorga dalla fede perché si abbia il coraggio di testimoniarla di fronte ad un mondo che in nome di uno sfegatato laicismo che vorrebbe presentate come laicità, vorrebbe considerare la fede come “spazzatura”.
Certamente l’essere cristiani non premia anzi, si ammazza solo perché si è cristiani. La testimonianza di questi giorni è molto forte e giustamente il papa ha sottolineato come il martirio di quei giovani cristiani in Libia è segno della loro fede in Gesù.
Mi auguro si possa di nuovo e quanto prima aprire la strada per una ripresa delle Processioni nelle nostre Parrocchie non tanto perché sono “tradizioni” ma perché esternano valori spirituali che elevano l’uomo nella sua dignità perché non di solo pane vive l’uomo e non ha bisogno solo di benessere ma di dignità.
A noi cristiani però spetta un compito ben preciso di cui ci dobbiamo assumere tutta la responsabilità: fare in modo che le nostre processioni non siano inquinate ma siamo il segno della bella fede e della semplicità di coloro che con amore portano sulle spalle le immagini sacre. Con stima.

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