DAL CRISTIANESIMO ALL’UMANESINO: UNA POLITICA LA CUI ANIMA E’ MORTA

I fatti di oggi ci dicono chiaramente che anche se i partiti, nella vita reale della gente, sono percepiti come sigle vuote, lontani dai bisogni e dalle speranze quotidiane, continuano lo stesso a rappresentare “il Palazzo“, che è sempre più percepito prepotente ed arrogante nei confronti delle classi più deboli della società.
E questi pensieri diventano più preoccupanti quando si vogliono giustificare tutte queste vergogne parlando di “nuovo umanesimo”, anche all’interno della Chiesa, lasciando aperto questo concetto, senza specificare a quale “nuovo umanesimo” si vuole fare riferimento. Lanciare slogan accattivanti per ottenere l’attenzione del grande pubblico, per ottenere consenso senza dare conto di ciò che si intende, è questo uno strumento subdolo per la
manipolazione della realtà attraverso la manipolazione delle parole.

L’unico modo per sconfiggere questa pericolosa manipolazione è conoscere la consapevolezza della Verità, così come il Cardinale Ratzinger ha mirabilmente spiegato nell’aprile del 2005 nell’omelia “pro eligendo Romano Pontefice”: “Noi, invece, abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. É lui la misura del vero umanesimo. “Adulta” non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo. È quest’amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità. Questa fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo. Ed è questa fede – solo la fede – che crea unità e si realizza nella carità. San Paolo ci offre a questo proposito – in contrasto con le continue peripezie di coloro che sono come fanciulli sballottati dalle onde – una bella parola: fare la verità nella carità, come formula fondamentale dell’esistenza cristiana. In Cristo, coincidono verità e carità. Nella misura in cui ci avviciniamo a Cristo, anche nella nostra vita, verità e carità si fondono. La carità senza verità sarebbe cieca; la verità senza carità sarebbe come “un cembalo che tintinna”.

E, per concludere, il giudizio sulla situazione attuale, mi piace lasciarlo a Pasolini che, già nel 1975 (ma sembra uno scritto di oggi), scriveva:
“Mai la distanza tra il potere (quello che in un articolo di varietà ho
chiamato il “Palazzo”) e il Paese è stata più grande. Si tratta, dicevo, di una vera e propria diacronia storica per cui nel Palazzo si reagisce a stimoli ai quali non corrispondono più cause reali nel Paese. La meccanica delle decisioni politiche del Palazzo è come impazzita: essa obbedisce a regole la cui “anima” è morta“.
E questo è un bel messaggio anche a tanti uomini di “Chiesa” che nell’Essenziale del messaggio Cristiano, non vanno oltre una quasi impercettibile superficie…
