PENSIERI IMPROVVISI DI UNA GIORNATA DI PRIMAVERA

Negli anni passati ho avuto modo di visionare tantissime vecchie fotografie, e non ho potuto non constatare come gli avvenimenti passati, talvolta anche a distanza di pochi anni, sono da considerare “ormai tramontati”. Scriveva Leo Longanesi che “uno stesso ricordo muta aspetto, nella nostra memoria, nel volgere di pochi anni: in altre parole, noi diamo una diversa interpretazione di noi stessi. Soltanto le fotografie, le vecchie fotografie ci inchiodano senza rimedio al nostro tempo. È inutile fantasticaree avvolgere i ricordi nel flou: l’obiettivo ci mostra come ci colse, e noi fatichiamo a riconoscerci. Meglio non conservare fotografie: esse ci invecchiano. Di noi stessi, accettiamo soltanto il ritratto in cui viviamo“.

Terribile verità che ci mette con le spalle al muro. Negli ultimi tempi è cambiato tutto e nessuno si meraviglia più dell’evidenza che ci troviamo di fronte ad una lotta “di tutti contro tutti”. Desta meraviglia, invece, che si prenda per vera la favola del “nostri” che arrivano a difendere i buoni dai cattivi, ignorando che solo nei film western arrivano i “nostri” in difesa dei deboli. Oggi non è una cosa facile orientarsi di fronte al nuovo scenario politico, sociale e culturale che si presenta come “un altro mondo“, rispetto alle posizioni tradizionali che abbiamo vissuto per decenni nei nostri paesi: siamo vivendo un clima sociale in cui prevale l’interpretazione narcisistica di “avere ragione a tutti i costi” per salvare il proprio punto di vista, sapendo di parlare ad una realtà sociale impaurita, insicura, senza grinta che si preoccupa solo di guardare la televisione, di organizzarsi il week end e che cerca di tenere con le unghie e con i denti un livello di benessere che appare sempre più in pericolo.

Troppo in fretta abbiamo dimenticato la “profezia” di Pasolini: “Oh sfortunata generazione / piangerai, ma di lacrime senza vita / perché forse non saprai neanche riandare / a ciò che non avendo avuto non hai neanche perduto”. Questa è la cosa più terribile, non avere il coraggio di affermare, che “il re è nudo”, laddove gridare che “il re è nudo” significa avere capito che non si può tirare avanti alla “meno peggio”, in una realtà che rischia di diventare inumana, e non solo per modo di dire, e dove proprio la disperazione ed il “non senso” della vita di tanti sono la realtà più terribile con cui ci troviamo, consapevolmente o meno, a dover fare i conti.

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